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Il profilo netto del Monte Alburchia segna l’orizzonte di Blufi, il carico di storia e mistero che l’avvolge è palpabile. Tutto ciò che lo riguarda è sostanzialmente vago o ignoto, a partire dal nome. Il significato della parola Alburchia deriverebbe dall’arabo, forse da Al-burg-iyya, la “montagna” turrita, quindi difesa da mura, o da Al-baqir, mandria di buoi o ancora da Al qabur, sepolcri. Più certa è l’origine del suo soprannome; se per alcuni l’ombra mitica che l’avvolge l’ha reso la Montagna Incantata per altri la vetta rimane, nonostante studi e ricerche, l’Inesplorata. L’aura leggendaria di Monte Alburchia ha attirato fin dal ‘700 l’interesse di archeologi e studiosi, preceduti da ladri e tombaroli che, delapidandone il patrimonio archeologico, hanno minato le ipotesi degli storici. Molteplici sono le teorie riguardo la comunità che avrebbe anticamente abitato la zone del Monte Alburchia. Una città ha qui sicuramente prosperato, rimane per ora impossibile dare con certezza un nome a questa città, e collegarla alle fonti antiche o medievali. Per la tradizione la città che sorgeva su Monte Alburchia è Engium, di fondazione cretese, anche detta Engio, Engjo o Engyum da sorgente d’acqua. 

monte alburchia olio biologico sicilia-Engium

Ipotetica ricostruzione di Albura circa 2500 anni fa’. Disegno di Santo Mocciaro

I cretesi sbarcati in Sicilia al seguito di Minosse rimasero intrappolati sull’isola dopo che le loro navi furono incendiate dai Sicani di Cocalo.  Alcuni  di questi si sarebbero stabiliti a Minoa, l’odierna Eracle, i restanti avrebbero continuato a sondare l’entroterra trovando riparo sulle pendici del Monte Alburchia. Le fonti descrivono Engium come una città tra le più floride del Mediterraneo, con un’economia fondata sulla lavorazione dei metalli e dei vasi. Segni di questa grandezza sono la sua necropoli, il suo impianto termale e soprattutto il grande tempio dorico dedicato alle Dee Madri. Secondo Posidonio di Apamea, filosofo e storico greco, lo stesso Ulisse avrebbe offerto al santuario elmi e lance di rame. Al di là delle leggende, le evidenze archeologiche dimostrano la convivenza presso Monte Alburchia di comunità greche e indigene per un periodo di 4 o 5 secoli. Dopo l’originario influsso greco, Engium sarebbe caduta in orbita cartaginese, poi romana, e ancora bizantina e saracena. I reperti ne provano l’esistenza fino al IV secolo d.C., segue il declino. Forse a causa di franamenti, terremoti o di una depressione economica gli abitanti superstiti avrebbero rifondato una comunità nei pressi dell’odierna Gangi. Da quel momento la storia di Monte Alburchia affonda nelle nebbie del tempo.

Tutte le informazioni e le immagini sono tratte da:

Alburchia, la montagna incantata

a cura di Roberto Franco

Plumelia Edizioni

Palermo, 2011